Joss Stone live @ Auditorium, Roma (7 febbraio 2010)

Ho accompagnato mia sorella all’Auditorium a vedere il concerto di Joss Stone, a 3 giorni da Carmen Consoli. Ho comprato il biglietto con poca convinzione: Joss Stone ha una bella voce -pensavo- ma la sua musica non mi dice granché. Stavo quasi pensando di rivendere il biglietto e aspettare mia sorella fuori dall’Auditorium. E invece… Mi sono ricreduto, è stata una bella sorpresa.
Oggi una mia amica mi ha detto <<mi piace la voce di Joss Stone, ma non riesco ad apprezzarla più di tanto: mi sembra troppo ‘pop’>>: è esattamente quello che ho sempre pensato io e che, sinceramente, ancora penso. La Joss Stone del concerto invece è stata un’altra, è stata un’artista: ho assistito ad un vero e proprio concerto soul, con la sola parentesi chart-pop di “You had me”. Alla terza canzone ha invitato tutti ad alzarsi dalle poltrone e raggiungerla sotto al palco: in pochi, putroppo, hanno colto l’occasione (il pubblico era ricco di rigidi borghesotti e finte contesse rugose). Molti si sono addirittura lamentati del fatto che il pubblico più coinvolto fosse rimasto in piedi per tutto il resto dello show, chiedendo alla stessa Joss di far sedere tutti perchè “We can’t see anything”. La risposta della cantante però è stata “get that arse up then!”. Aneddoti a parte, ho davvero apprezzato la sua voce impressionante, la sua grande capacità soul di comunicare con il pubblico (anche con i più scettici come me) e la sua staordinaria sensualità. Oltre ad essere bellissima, ha un fascino decisamente morbido, sinuoso. Se solo si impegnasse di più in studio di registrazione…


Commenti (2) »

Carmen Consoli all’Auditorium, 3 febbraio 2010

Come al solito, impeccabile. La prima data del tour teatrale di Carmen Consoli è stata quella di ieri sera all’Auditorium, nell’elegante sala Santa Cecilia. La scaletta (che non ho pensato di appuntare, ma presto spero di trovarla su qualche forum) ha contenuto quasi tutti i brani di Elettra, l’ultimo album, tranne ‘Sud est’ e ‘Ventunodieciduemilatrenta’, tra le mie preferite. Pazienza. Devo ammettere però che si è fatta perdonare esordendo con una meravigliosa ‘Perturbazione atlantica’, uno dei brani meglio riusciti non solo di Elettra, album che comunque reputo essere quello della Carmen matura, quella che ormai ha un sound tutto suo. Insomma, ha trovato finalmente la sua direzione.
Tornando al concerto, che Carmen Consoli sia una performer straordinaria è risaputo. Anche lo spettacolo di ieri sera è stato intenso e coinvolgente, con tutte le sbavature tipiche di una prima tappa: parlo di imprevisti tecnici e voce non sempre al 100%, che però la Cantantessa è riuscita a compensare con la sicurezza e l’autocontrollo di una professionista. Degni di nota sono gli arrangiamenti, decisamente inclini al jazz, e gli assoli di chitarra acustica che la raggiante catanese ha elargito durante i due/tre brani in cui è rimasta sola con la sua chitarra sul palco.

Le altre foto, anche se non di ottima qualità, si trovano sul mio Flickr

Tra i momenti più interessanti si ricorda ‘Fiori d’arancio’, presentata in un arrangiamento dai sapori vintage, con tanto di percussioni da disco-dance anni ‘70. Il palco era scarno ma elegante: alla spalle della band una specie di grande ventaglio che, durante ‘Marie ti amiamo’, ‘Madre Terra’, ‘Maria Catena’ e ‘Col nome giusto’ rifletteva delle proiezioni video. Il pubblico, almeno per il 70% siciliano, ha sollevato un applauso alla comparsa di Franco Battiato in ‘Marie ti amiamo’, in uno strano video in cui i protagonisti mangiano (Carmen viene ripresa mentre sbuccia una banana). L’altro duetto virtuale è stato quello con Angélique Kidjo, la cantante beninese esibatasi poco più di una settimana prima nella stessa sede per presentare il nuovo album, ‘ÖΫÕ’. Per il secondo bis, la cantantessa si è presentata con il supporter Fabio Abate*, con il quale ha eseguito una bella versione di ‘La notte’ di Salvatore Adamo, romantico brano degli anni ‘60 reinterpretato con autoironia. I richiami alla bella canzone italiana si ritrovano anche in esibizioni come quella di ‘Non molto lontano da qui’, in cui Carmen si spoglia della chitarra e canta in piedi al microfono come una vera vocalist di tempi passati. Insomma, uno spettacolo eclettico, ma al contempo raffinato e ricco di spunti: esattamente quello che mi aspettavo dalla più grande cantautrice italiana contemporanea.

*Una scoperta interessante, nonostante i paragoni con la sua madrina artistica siano inevitabili.

Lascia un commento »

Omaggio a Tommaso Minardi, 1787 – 1871

Anche oggi sono stato al Verano, ed oltre ad omaggiare -come consueto, ormai- la sepoltura di Mariano Fortuny, ho portato dei fiori a Tommaso Minardi, pittore dell’Ottocento ricordato soprattutto per essere stato personaggio di spicco nella corrente artistica del Purismo. La sua sepoltura è monumentale: si tratta di una grande statua di marmo che lo ritrae seduto, in atteggiamento meditativo, attorniato da libri, pennelli ed una tavolozza. Ovviamente la scultura è completamente ricoperta di polvere, nonostante si tratti di un monumento di grande valore storico. Adesso, però, la tomba sembra meno abbandonata, con quei fiori bianchi, puri come la sua pittura

Il ritratto di Tommaso Minardi con i nostri fiori bianchi

Non impazzisco per le sue opere, ma le apprezzo. Quello che realmente mi piace della sua pittura è il profondo senso di calma (purezza, appunto) che infondono. Sono semplici e serene, quasi catartiche

Commenti (2) »

Le notti di Van Gogh

Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.
. . . . . . . . . . .
La stradina è solitaria:
Non c’è un cane: qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba: mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.”

Questo componimento intitolato “La petite promenade du poète”, scritto dal poeta Dino Campana (il cui ricco immaginario notturno trova parecchi punti in comune con la poetica dell’artista olandese), sembra descrivere gli scenari notturni e decadenti nei quali Van Gogh era solito imbattersi. L’immagine che l’artista ci presenta nella “Terrazza del caffè di notte”, infatti, potrebbe essere paragonata ad una

Vincent Van Gogh, 'La terrazza del caffè di notte', 1888

tappa della “petite promenade” notturna del poeta. Sulla “stradina solitaria” in primo piano, si vedono dei personaggi che paiono proprio brancolare, e non sarebbe difficile immaginare che uno di essi, ubriaco, stia cantando “alle persiane”.

Le figure e la luce gialla della lampada che illumina la terrazza rendono l’atmosfera in un certo senso sinistra, misteriosa: ciò nonostante, “la notte mi par bella”, proprio grazie a quelle poche stelle sopra i tetti che, per citare un altro componimento di Campana (“L’invetriata”), sembrano “bottoni di madreperla” che vestono la notte di velluto. La straordinaria bellezza dell’opera, oltre che nella delicatezza delle stelle che campeggiano nel cielo come fiori astratti, risiede nei contrasti dei toni gialli con quelli blu, che regalano un’atmosfera particolarmente magica, sognante. Il verso della poesia che più si addice al sentimento generale dell’opera è questo: << E cammino poveretto / Nella notte fantasiosa / Pur mi sento nella bocca / La saliva disgustosa.>>. Si percepisce l’alcool, abbondante tra quei tavolini, che rende amara la saliva, ma al contempo acuisce, e forse trasfigura, la percezione di una notte fantasiosa, incentrata sullo splendore di stelle tanto lucenti.

Questo pezzo è tratto da un saggio su Van Gogh in corso di scrittura, o meglio, revisione: l’ho cominciato qualche anno fa, ma è tutto da rivedere e soprattutto approfondire.

Lascia un commento »

Omaggio a Mariano Fortuny. Fiori alla sua tomba

Oggi, insieme alla Maiorino, ho portato un mazzetto di fiori colorati alla tomba di Mariano Fortuny, un grande pittore catalano morto nel 1874, in vita famosissimo in tutti i principali contesti artistici europei, poi dimenticato (come gran parte degli artisti più ‘accademici’ del XIX secolo). La sua perdita è particolarmente triste perchè aveva deciso, proprio pochi mesi prima di morire, di abbandonare definitivamente la pittura commerciale per dedicarsi alla più pura espressione artistica. Chissà cosa avrebbe prodotto Fortuny, con la sua tecnica così guizzante e luminosa!
La tomba, situata al “Pincetto” del cimitero del Verano, era evidentemente una di quelle tantissime tombe abbandonate a se stesse, senza neanche un fiorellino ad adornarle. Eppure un tempo era una delle più visitate, con il busto bronzeo eseguito da Gemito, ora staccato (rozzamente). Bisognava rimediare e, nel mio piccolo, rendere omaggio a questo grande artista.

Il ritratto di Mariano Fortuny eseguito dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito

Mariano Fortuny è stato sepolto a Roma perchè vi si era trasferito poco tempo prima della morte. Viaggiò molto: ebbe con Napoli un rapporto privilegiato. Lì incontro ancora una volta l’amico Domenico Morelli e conobbe i giovanni Antonio Mancini e Vincenzo Gemito, ai quali si sarebbe affezionato particolarmente per via di un “verdadero talento”. Ecco due delle sue opere che preferisco:

Qui una bella carrellata delle sue opere su Youtube:


Spero di riuscire a vedere qualcosa di suo nel prossimo viaggio in Spagna, in Italia non è rimasto molto.

Io davanti alla tomba di Mariano Fortuny, finalmente con qualche fiore.

Commenti (3) »

Cercasi suggerimenti. Due viaggi in programma: Vienna e Oslo.

Come sempre, l’anno inizia con tanti progetti. Quelli più a lungo termine sono viaggi, di piacere e di studio (e a volte di entrambe le cose insieme). A parte Londra, nella quale molto probabilmente mi trasferirò per alcuni mesi da settembre, e Madrid-Bilbao, viaggio-studio che farò con l’università prima dell’estate, sono due le mete che più m’incurioscono e che visiterò prossimamente: Vienna e Oslo. A Vienna ci andrò a fine marzo con i miei amici per un week-end: è il regalo che mi hanno fatto per la laurea. Staremo poco, ma la città è piccola e almeno le cose più importanti riusciremo a vederle. Qui però chiedo suggerimenti, per chi ci è già stato: quali sono i posti più carini e particolari da visitare? Oltre a quelli più famosi, ovviamente. La stessa domanda la faccio per Oslo. Andrò in Norvegia nella prima settimana d’agosto, ho prenotato a natale in modo da risparmiare sul volo (andata e ritorno Roma-Oslo pagato 100 €).  Sono sicuro che siano entrambe città ricche di cose da vedere, e io non vedo l’ora!

Lascia un commento »

Laura Panerai si sfoga contro la censura su internet.

per la libertà. W Lauronza

Lascia un commento »

Uno degli album più belli della storia della musica: “Nina Simone and Piano!” (download)

Nina Simone non ha bisogno di presentazioni, è stata tra le più grandi cantanti e musiciste del ‘900, e sicuramente la più grande interprete (insieme a pochi altri). Eppure la sua importanza non è sufficientemente riconosciuta nel mondo contemporaneo: a perpetuare la fiamma ci pensa anche la figlia Lisa, in arte Simone, cantante di musical e teatro che nel 2008 ha pubblicato “Simone on Simone”, un tributo alla madre morta nel 2003.
Nina Simone aveva un sogno: diventare la prima pianista nera di musica classica. Fu proprio il colore della sua pelle a non permetterle di accedere al conservatorio. Era l’America dei primi anni ‘50. Allora cominciò a suonare il jazz e il blues, la “musica del diavolo”, e suonò così bene da ottenere un immediato successo che la rese celebre per tutta la vita. Lei però voleva suonare la musica classica, perchè era straordinaria con il piano: un desiderio mai realmente realizzatosi, e che le impedì sempre di raggiungere una reale felicità.
Per ricordarla e per renderle omaggio non c’è nulla di meglio che diffondere la sua straordinaria arte: io lo faccio attraverso quello che pare fosse l’album con il quale voleva essere ricordata, ovvero “Nina Simone and Piano“. Nina e il suo piano, nessun altro strumento, la sincerità più pura. Registrato 41 anni fa, non è stato minimamente scalfito dal tempo, è eterno quanto la voce di Nina.
Spesso mi capita di riflettere sul fatto che la voce di Nina Simone non sembra quella di una persona che è morta, ma è così viva e intensa che sembra di sentirla al proprio fianco, comunica nel vero senso della parola. Viene l’esigenza, a chi la ascolta con il cuore, di volerla cercare, di volerle chiedere di più. Quanti artisti
oggi riescono a comunicare con gli ascoltatori così intensamente?

Cliccate sulla fotografia di Nina per scaricare l’album

(click on the picture to download the album)

Segnalo il blog che le rende omaggio portandole fiori virtuali, simili a quello che ho portato io oggi. http://amalteo.wordpress.com/

Commenti (2) »

Una Alison tra le nuvole. La copertina di “Head first”

Fortemente iconografica come al solito.
Tutti questi colori fanno pensare a sonorità più frizzanti, divertenti e anche un po’ vintage.
Cliccando sull’immagine si accede al forum italiano, appena arrivato online. Il portale, ancora da aggiornare, è www.goldfrappitalia.it


Alison Goldfrapp in questo momento è in Italia.

Lascia un commento »

Io e le passeggiate: un inedito binomio

L’esigenza è nata in questi giorni, passando davanti ad ogni tipo di specchio presente in casa e in giro.
Stare troppo tempo a casa coccolato dalla mamma è dannoso, la salute ne risente. Quest’anno però non solo ho una nuova consapevolezza, ma anche un’assolutamente inedita voglia di rimediare. Non ho esagerato con l’alimentazione, soprattutto nei giorni di festa: a fare male sono le chincaglierie zuccherose che girano qua e là, dalla sera alla mattina. Il vero problema però, quello quasi pericoloso, è il fatto che qui si passa dal letto al divano, dal divano alla sedia, dalla sedia alla macchina. E dalla macchina alla poltrona di un qualche locale. Zero movimento! Non avrei mai pensato che un giorno mi sarei preoccupato di una cosa del genere, e invece… eccomi a qui a cercare un rimedio. E ho trovato quello più semplice, passeggiare. Fare lunghe camminate, è anche un modo per vincere la noia che sta per insidiarsi nei prossimi giorni, quando ormai la povera Policoro sarà almeno dieci volte più tranquilla, troppo tranquilla, per via degli studenti universitari tutti tornati nella civiltà.
Ho cominciato oggi, me ne sono andato sulla spiaggia verso il tramonto. Tra andata e ritorno ho fatto un tragitto di circa 3-4 km, non male come inizio. La cosa bella (per alcuni meno bella, non per me) è stata il fatto di aver camminato sotto la pioggia e il vento: la natura già desolata del percorso è diventata ancora più selvaggia. In cuffia: Jacques Brel e Nina Simone. Ho avuto anche l’incoscienza di andare vicino alle onde in tempesta, quasi spaventose! Nel frattempo era diventato buio. Ho fatto qualche foto, non si vede nulla, solo strada, buio e umido, lampioni, ma rendono l’idea. Domani spero nel sole, occorre variare.

Commenti (4) »