Alla British Library

In questo momento, mi trovo alla British Library: ci sono venuto ieri per la prima volta e, come promesso, ne parlo. Ovviamente è tutto un altro mondo! L’efficienza, la pulizia, l’ordine e le comodità da ogni punto di vista erano tutte cose che mi aspettavo. Già il fatto che io stia scrivendo questo post, significa che qui c’è la connessione gratuita nelle sale di lettura! Chissà quando e se arriverà questo servizio nella Nazionale nostrana…

Per il rilascio della tessera fanno un po’ di domande preliminari, data l’alta affluenza di utenti da ogni parte del mondo: che tipo di ricerche devi fare? Per quanto tempo hai bisogno di frequentare la biblioteca? Ma penso siano formalità, anche perché uno può mentire spudoratamente e dire che rimarrà tre anni a Londra per studiare la fenomenologia dei tossici di Camden Town e passare indisturbato anche solo per collegarsi al wi-fi pubblico. Dopo queste prime domande, ti mandano a compilare la registrazione on-line. Una volta terminata, una serie di strappone (quelle ci sono proprio dappertutto!) ti chiamano e ti stampano la tessera, dopo averti scattato una foto oscena che al confronto quella della Nazionale è un capolavoro di composizione e sensualità. Una chicca: tra le domande della registrazione on-line, c’è anche quella sulla razza. A quale etnia appartieni? Bianco – inglese, Bianco – irlandese, Bianco – altro, e una certa varietà di negrismi. A che servirà? Cosa avrà in mente la Regina?

Per fare le richieste bisogna fare il log-in, non serve strisciare la tessera, smadonnando quando non funziona. Non ci sono fasce di orario per la distribuzione:  ogni libro arriva in un tempo medio massimo di 70 minuti. Ah, e spesso arrivano anche da sedi distaccate (ovviamente con attesa maggiore): fantascienza per noi italiani. Le postazioni sono comode, con vere e proprie poltrone di legno rivestite di pelle con imbottitura morbidosa. Non vola una mosca. Non ci sono psicopatici, purtroppo, o almeno non ne ho visti, ma date le regole severissime scritte in ogni dove (bellissima questa: nella British Library gli utenti e gli addetti devono poter essere liberi di lavorare senza essere disturbati o aver paura di subire abusi) credo che verrebbero immediatamente allontanati. Altra stranezza delle sale di lettura: non si possono introdurre penne ed evidenziatori, ma solo matite.

Ma parliamo dei servizi aggiuntivi. Ci sono aree “lounge” che che ve lo dico a fare. Poltrone comodissime ovunque, con tavolino girevole (non so come chiamarlo) per poterci appoggiare il computer. Ci sono anche dei tavolini alti, quelli per quando si sta in piedi, con attorno delle “cose” che neanche saprei descrivere che servono ad appoggiarsi di schiena per stare comodi. Diciamo simili a quelli che ci sono negli autobus, va.

Degna di nota anche la questione “armadietti”: oltre a questi, c’è un vero e proprio servizio guardaroba, come quello dei musei insomma, presso il quale lasciare giubbotti, sciarpe, borse. Non bisogna comprare la bustina trasparente per portarsi dietro computer ecc: te la offrono loro gratuitamente, è resistente e ha il logo della British Library.

L’utenza è medio-snob: molti sono mac-dotati, mentre sorseggiano i tipici bicchieroni di cartone pieni di sbobba al gusto di caffè. Il ristorante serve sempre il pranzo fino alle 17: prezzi modici (ovviamente in senso inglese), per piatti spesso gustosi -  spesso no. Ho mangiato persino le farfalle al pesto, che qui rientrano nella lista delle insalate!

Dal momento che sono arrivato io, però, qualcosa doveva succedere. Proprio mentre mangiavo le suddette farfalle, è scattato l’allarme anti-incendio. Ovviamente era una simulazione: persi 20 minuti, godibili però per via del chiacchiericcio divertito degli inglesi, il cui sarcasmo raggiunge livelli che neanche il miglior Gandolfi!

P.S.: Dimenticavo due particolari di rilievo: si possono fare ben 6 richieste alla volta. I libri, quando arrivano, vengono collocati negli scaffali in base al cognome del richiedente, in ordine alfabetico: insomma, quando vado a ritirare i libri arrivati, loro vanno direttamente alla C e li trovano subito, senza perdere tempo a cercare la collocazione stampata sul dorso (dimenticandosela durante il tragitto…).

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